Maria Grazia's profileTUTTO L'INUTILE!PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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August 17 Lettera di un avvocato alla moglieAnna carissima, May 28 STAGIONI...Ho ancora la forza che serve a camminare, picchiare ancora contro per non lasciarmi stare ho ancora quella forza che ti serve quando dici: "Si comincia !" E ho ancora la forza di guardarmi attorno mischiando le parole con due pacchetti al giorno, di farmi trovar lì da chi mi vuole sempre nella mia camicia... Abito sempre qui da me, in questa stessa strada che non sai mai se c'è e al mondo sono andato, dal mondo son tornato sempre vivo... Ho ancora la forza di starvi a raccontare le mie storie di sempre, di come posso amare, di tutti quegli sbagli che per un motivo o l'altro so rifare... E ho ancora la forza di chiedere anche scusa o di incazzarmi ancora con la coscienza offesa, di dirvi che comunque la mia parte ve la posso garantire... Abito sempre qui da me, in questa stessa strada che non sai mai se c'è nel mondo sono andato, dal mondo son tornato sempre vivo... Ho ancora la forza di non tirarmi indietro, di scegliermi la vita masticando ogni metro, di far la conta degli amici andati e dire: " Ci vediam più tardi ..." E ho ancora la forza di scegliere parole per gioco, per il gusto di potermi sfogare perché, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare... Abito sempre qui da me, in questa stessa strada che non sai mai se c'è col mondo sono andato e col mondo son tornato sempre vivo... 1965Non è vero che la facilità delle comunicazioni accresce la capacità di conoscere, o affini la cultura del viaggiatore. Anzi la facilità di trasportarsi da un luogo all'altro ottunde il valore della sorpresa e ci offre come acquisite le conquiste che un tempo si dovevano lungamente desiderare. Il pellegrinaggio non è tanto nel raggiungere la meta, ma nel raggiungerla con quel conveniente lasso di tempo che permetta di agognarla, e di farne veramente lo scopo spirituale del viaggio. --- Oggi le città sconosciute appaiono al viaggiatore come quartieri della sua stessa città mai visitati e di cui vale soltanto controllare le risorse di ospitalità e le offerte di piacere, non essendoci quasi mai tempo per vederle come mondi nuovi, per accostarvisi con una carica di meraviglia e di amore.
Ennio Flaiano March 08 Solo una storiaLavora, anche, come pastore a Campobello di Licata, vicino Agrigento.
Un mese dopo la contestazione è morto: risulta essere stato fulminato da un filo scoperto, mentre ritirava il latte da un vicino.
A voi le vostre considerazioni. February 23 Ma la vita non è Paul EluardSu i quaderni di scolaro
Su i miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome
Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome
Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome
Su la giungla ed il deserto
Su i nidi su le ginestre
Su l'eco dell'infanzia
Scrivo il tuo nome
Su i miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome
Su tutti i miei lembi d'azzurro
Su lo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome
Su le piane e l'orizzonte
Su le ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome
Su ogni alito di aurora
Su le onde su le barche
Su la montagna demente
Scrivo il tuo nome
Su la schiuma delle nuvole
Su i sudori d'uragano
Su la pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome
Su le forme scintillanti
Le campane dei colori
Su la verità fisica
Scrivo il tuo nome
Su i sentieri risvegliati
Su le strade dispiegate
Su le piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome
Sopra il lume che s'accende
Sopra il lume che si spegne
Su le mie case raccolte
Scrivo il tuo nome
Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome
Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome
Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Su la santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome
Su ogni carne consentita
Su la fronte dei miei amici
Su la mano che si tende
Scrivo il tuo nome
Sopra il vetro dei potenti
Sopra le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome
Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome
Su l'assenza che non chiede
Su la nuda solitudine
Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome
Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Sull'immemore speranza
Scrivo il tuo nome
E in virtù d'una parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti
Libertà.
February 13 La voz a te debidaOggi mi faccio un regalo:
Tu vivi sempre nei tuoi atti.
(Pedro Salinas) February 02 (Anthony)
Hope there's someone
Hope there's someone
There's a ghost on the horizon
Oh I'm scared of the middle place
There's a man on the horizon
So here's hoping I will not drown
Hope there's someone
Hope there's someone
January 20 AL ANDAR SE HACE CAMINO...Oggi un amico lontano ha pensato di mandarmi questi versi, su misura per me, per lui e forse per ognuno di noi.
(Fine della parentesi intimistica)
Caminante, son tus huellas el camino, y nada mas ; caminante, no hay camino, se hace camino al andar. Al andar se hace camino, y al volver la vista atras se ve la senda que nunca se ha de pisar. Caminante, no hay camino, sino estelas en la mar. (Antonio Machado) Non esiste un sentiero, la strada la fai tu mentre vai. January 19 MementoOgnuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui.
(L. De Magistris)
December 26 Letto da qualche parte...The people within our family are there for a very important purpose – one that is not always comfortable (change is rarely comfortable). Their purpose is not always to make us feel good, but to push us in ways that enable us to grow and change. 1. Resist Reacting 2. What is My Lesson?
3. Communicate with Love We have this ideal of what the holidays are supposed to be – full of love, joy and peace – but then we have to face the fact that perhaps our family did not meet that ideal. In fact we may carry wounds and disappointments that have accumulated over years, and the holidays are the time when some resentment bubbles up because the contradictions are so evident. We have to face the pain of those wounds. Love is being free of judgment and expectation. Parents try to put their children back in the box of being ten years old again. If you empathize with this picture, there are two things that don’t work. Don’t jump back in the box and pretend that it’s okay: if you resent being stuffed back in your box, it’s up to you not to cooperate. Second, don’t fight to stay out of the box. Change speaks for itself. Don't feel that somebody has to validate it. There’s always one family member who jumps ahead of the pack to make everybody feel stressed. This person is the most insecure about being put into a box, and so they compensate by trying to shove everyone else back in. Try these tactics: · Walk away if the heat gets to be too much, but always come back in a conciliatory mood. Realize that you own your own issues. Nobody else does, and you don’t own theirs. Don’t discuss any sore point when the air is tense.
There are really only two cures for this vicious circle: the first is to take time to be alone and to “own” that hunger for what it really is: my own tiny piece of that vast human yearning for the infinite. A meditation retreat or quiet day are great ways to enter the season if your life circumstances will allow it, but even a walk around the block by yourself, deeply breathing in the fact that YOU exist, down here in a tiny corner of this vast, starry universe, will go a long way toward restoring perspective and balance. The holiday season is, by nature, a COLLECTIVE recognition of those deep-down spiritual hungers that move in the souls of all human beings. Make a deliberate effort to reach out to others, to “strangers,” your celebration will find greater meaning and stability.
December 20 Regali di NataleL'empatia è la capacità di comprendere cosa un'altra persona sta provando. La parola deriva dal greco "εμπαθεια" (empateia a sua volta composta en- "dentro" e pathos "sofferenza o sentimento"), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico. Il termine "empatia" è stato equiparato a quello tedesco "einfühlung". Coniato, quest'ultimo, dal filosofo Robert Vischer (1847-1933) e, solo più tardi, tradotto in inglese come "empathy". Vischer ne ha anche definito per la prima volta il significato specifico di simpatia estetica. In pratica il sentimento, non altrimenti definibile, che si prova di fronte ad un'opera d'arte. Da notare che suo padre Friedrich Theodor Vischer aveva già usato il termine evocativo "einfühlen" per lo studio dell'architettura applicato secondo i principi dell'Idealismo. [1] Nelle scienze umane, l'empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da uno sforzo di comprensione intellettuale dell'altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale. Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici di Darwin sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti, che confermano che l'empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie. Su questa base, Nicola Ghezzani ("Volersi male" 2002, "La logica dell'ansia", 2008, e Luigi Anepeta, "Timido, docile, ardente" 2005) hanno potuto affermare che la psicopatologia non nasce da un deficit biologico, bensì da una iperfunzione nell'empatia. Si vedano al proposito anche gli studi di Daniel Stern. December 01 PROVAVELMENTE Probabilmente, il campo circoscritto
Non basta proprio al cuore nè lo esalta;
Probabilmente, il segno di confine
Contro di noi, amputati, lo tracciammo.
Che volto si promette e si disegna?
Che viaggio già promesso ora ci aspetta?
Sono ali (solo in due fanno un volo)
O solitario fuoco di fiammella?
(J.Saramago) November 30 La città personaleDa questa città che nessuno di voi conosce, mando notizie, ma non bastano mai. Ciascuno di voi forse conosce o frequenta altri paesi; eppure in questo che dico nessuno potrà mai abitare tranne io.
(...) Mosse da curiosità, piccole comitive di turisti arrivano alle porte e mi chiamano affinchè io li meni in giro e faccia le adeguate spiegazioni.
Ma come è raro accontentarli. Loro parlano una lingua e io un'altra. Si finisce per intenderci per mezzo di segni e di sorrisi. Inoltre nei quartieri più interni che interessano di più io condurli non posso: assolutamente. Io stesso non ho il coraggio di esplorare quei meandri di palazzi, di case e di tuguri (dove stazionano gli angeli o i demoni?).
(D. BUZZATI) |
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